Revisionismo, storia e romanzi.

“La forza del revisionismo sta nei suoi paradigmi, più vicini ai luoghi comuni che alla complessità della ricerca storica. Sicuramente quello che sta avvenendo è una decostruzione a tutto campo. Sta avvenendo la stessa cosa su Salò. La ricerca storica continua a portare prove molto pesanti sulle responsabilità degli italiani negli eccidi. Eppure l’unica costruzione che ha vinto è quella di Giampaolo Pansa sul sangue dei vinti. E l’unica vulgata che ancora regge è di stampo azionista. La storiografia ex comunista si è totalmente disintegrata. E’ un segno dei tempi che i primi due segretari del Pd abbiano scritto due romanzi. Con i vecchi leader del PCI non sarebbe avvenuto così. La sinistra ha perso il rapporto con la storia: anche l’albero genealogico del Pd resta poco chiaro. Gramsci c’è o non c’è? E Togliatti? E l’antifascismo?”

Giovanni De Luna, sull’Unità di oggi

Amnesie tecnologiche

Mi sono ricordato di avere un blog.

L’avevo aperto un anno fa, principalmente perché mi scocciava che ci fosse qualcun altro che detenesse un blog col mio nome. Sì, un po’ un dispetto nei confronti dei Luca Garibaldi in giro per il mondo…

All’inizio ho pensato pure di usarlo il blog, ma poi non ho mai dato seguito ai miei propositi.

E quindi l’ho un po’ trascurato. Anzi, l’ho proprio abbandonato…

Oggi, mentre vagavo su internet, sono ricapitato su WordPress e mi sono imbattuto nel blog.  A parte la sorpresa nel vedere 260 contatti per questa pagina abbandonata (ed il senso di colpa, del tipo: “C’è pure gente che va a vedere se scrivo qualcosa e tu non lo aggiorni mai!”),  la mia mente si è messa a vagare sul perché di tale amnesia tecnologica.

All’inizio c’era il sito internet. Poi venne il blog. Ma i blogger, anni anni fa, erano una categoria di nicchia, che utilizzavano internet non solo visualizzandone i contenuti, ma pure producendoli. Grande innovazione nella storia di internet, non c’è dubbio. Il blog poi divenne una moda. Era figo avere un blog, quindi tutti dovevano averne uno. Anche chi non aveva mai bazzicato su internet. Quando bisogna cavalcare una moda, però, bisogna  renderla facile da utilizzare, for dummies, diciamo. Per questo nacquero quegli ibridi strani chiamati piattaforme. Quando ero più giovane e osservavo il fenomeno della bloggomania, mi ricordo che in voga, tra noi giovani e di sinistra, c’era il Cannocchiale. Ci sono andato oggi per vedere in che condizioni fosse: l’ho visto maluccio. Tant’è che uno dei miei intellettuali di riferimento – attento esploratore delle web e precursore di molte manie tecnologiche – ha deciso di trasmigrare su un’altra piattaforma, quella più cool. Seguendo l’esempio di altri

Internet intanto diventava sempre più 2.0 (anche se il 90% delle volte non si sa che voglia dire). Arrivarono i social network. Grandissima innovazione anche quella. Ne spuntava uno ogni quarto d’ora e ogni nuovo social network veniva considerato come “il servizio definitivo”. Si andava a periodi, come per Picasso.

Mi ricordo il periodo MySpace (mi pare 2007-8). E tutti a farsi l’account su MySpace. Poi venne Facebook. Ero iscritto prima dell’invasione (2008-9). Tutti a farsi l’account su Facebook, ovviamente. Poi venne Twitter. Ecco, Twitter. Adesso twittano tutti, dagli smartphone, via SMS, dall’Iran ecc. ecc. (2009). E tutti a farsi l’account su Twitter. Pure io. Ma confesso che non l’ho mai capito. Se ho da scrivere qualcosa, la metto nello status di Facebook, no?

E in tutto questo, nella costante ricerca di qualcosa di nuovo da provare, ci si scorda di quello  che abbiamo messo su in passato. Pure io mi sono dimenticato di avere un blog. Sarebbe interessante sapere quanti account di blog, facebook, twitter, friendfeed ecc. sono stati attivati e mai utilizzati.

Però c’è una cosa strana che mi colpisce. Nel blog tutti possono leggere quello che uno scrive, commentarlo, ecc. Su Facebook et simili, non tutti i contenuti sono accessibili a tutti; bisogna essere amici, addati, ecc. E’ come se fosse necessario un muro, una selezione all’ingresso. In altre parole, prima sceglievi cosa mostrare a tutti; adesso, perso il controllo sui contenuti, l’unica cosa che puoi fare è scegliere a chi mostrarli. Strano, no?

Tutto questo per dirvi, più o meno, che ho scoperto questa nuova droga tecnologica chiamata Tumblr. Che ancora pochi conoscono, ma che secondo me è geniale. Una specie di blog ultrarapido. Vedi una cosa qualsiasi, ti piace, la condividi. Punto. Vediamo se sarà la mania del 2010… Io comunque sono qui.

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